Preparazione del terreno prima dell’impianto

 E’ indispensabile lo scasso in quanto migliora l’aerazione del terreno, facilita la penetrazione dell’acqua negli strati più profondi e assicura fertilità al volume di terreno che verrà occupato dalle radici. Con questa operazione si smuove il terreno fino ad una profondità di 80-100 cm. Con percorrenza dall’alto verso il basso si crea una canalizzazione sotterranea favorevole allo smaltimento delle acque di infiltrazione.

Naturalmente lo scasso non è indispensabile nei terreni sabbiosi dotati di porosità naturale buona.

In condizioni di forte pendenza o quando non si vogliono portare in superficie strati profondi o poco fertili e sassosi si può pensare ad altri interventi quali lavorazioni a trincea o localizzate alla buca. Il momento ideale per eseguire lo scasso è l’estate precedente l’impianto quando il terreno è in tempera e nel successivo inverno l’alternanza di pioggia, neve e gelo consente lo sminuzzamento delle zolle.

 Lo scasso da alcuni viene considerato come una operazione dispendiosa e inutile, in realtà se non fatta, soprattutto in terreni pesanti, rende la crescita delle piante stentata.

Concimazione

Una corretta impostazione della nutrizione dell’olivo comporta la conoscenza dei diversi fattori che agiscono sul metabolismo della pianta: la fertilità naturale del terreno, la disponibilità idrica, la vigoria e la produttività della cultivar, nonché le tecniche di gestione del suolo. Alcuni agricoltori pensano erroneamente che l’olivo sia una pianta frugale e quindi con modeste esigenze nutrizionali. È vero che la specie si adatta a sopravvivere in condizioni di assenza prolungata di concimazioni; tuttavia esprime il massimo delle sue capacità produttive solo con adeguati apporti annuali di fertilizzanti non solo minerali, ma anche organici. La concimazione è un’importante mezzo per massimizzare la produzione e soprattutto per ridurre il fenomeno dell’alternanza dovuto principalmente alla carenza degli elementi nutritivi; con essa si cerca di assicurare costantemente alla pianta le quantità adeguate dei diversi elementi nutritivi in rapporto equilibrato tra loro nel tempo.

Generalmente si somministrano fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio e sostanza organica. Effettuare le concimazioni in modo razionale significa conoscere le esigenze della cultivar, la dotazione di elementi minerali del terreno ed anche, per mezzo delle analisi fogliari, la capacità di assorbimento dei nutrienti da parte della pianta.

Le analisi del terreno sono di fondamentale importanza all’impianto per conoscere la granulometria, la capacità di scambio cationico, il pH, il contenuto in sostanza organica, il calcare totale, la percentuale di azoto, di fosforo, potassio, magnesio, boro e degli altri microelementi.

Oltre alla mancanza di un elemento minerale può succedere che l’elemento non sia disponibile per la pianta oppure che l’eccessiva presenza di un elemento impedisca l’assorbimento di un altro. Per una corretta analisi del terreno è indispensabile eseguire una analisi completa e un piano di concimazione appropriato. Tramite questa guida si può realizzare un corretto campionamento così da inviare al laboratorio un campione rappresentativo dell'impianto. Anche l’analisi dei profili del suolo fornisce informazioni sullo sviluppo dell’apparato radicale negli impianti adulti; indica il volume di suolo a disposizione e le caratteristiche idrogeologiche del terreno.

L’analisi fogliare serve per conoscere lo stato di nutrizione della pianta e per definire, tramite standard di riferimento degli elementi nutritivi, i quantitativi ottimali di essi per conseguire buone produzioni. Mediante l’analisi fogliare si evidenziano bene le carenze e gli eccessi che creano squilibri vegetativi e produttivi o indesiderati impatti ambientali. (Questo tipo di analisi oltre ad essere costosa è molto influenzata dalla metodologia per il campionamento).

 Analizziamo ora in breve i principali elementi nutritivi.

L’azoto è fondamentale nei processi di crescita delle piante a qualsiasi età e nella formazione dei fiori. La massima esigenza di azoto dell’olivo si verifica da marzo a giugno in coincidenza con le fasi di accrescimento dei germogli, di sviluppo dei fiori, di allegagione e di accrescimento iniziale dei frutti. Successivamente, un altro momento critico è rappresentato dall’indurimento del nocciolo (luglio-agosto) quando si completa lo sviluppo dell’embrione. La carenza di azoto si manifesta mediante sviluppo vegetativo ridotto, formazione di fiori imperfetti, produzione scarsa e alternante.

Il fosforo regola la crescita in quanto è indispensabile nella divisione cellulare: influenza positivamente la formazione dei fiori, l’allegagione, la maturazione dei frutti e la lignificazione. A differenza dell’azoto i concimi fosfatici vengono assorbiti molto lentamente e il terreno lo cede con difficoltà in quanto è trattenuto dal suo potere adsorbente.

Il potassio ha la funzione di promuovere l’accumulo di idrati di carbonio e di grassi e, quindi, stimolando la fotosintesi favorisce la riserva energetica e la inolizione. È indispensabile in tutti i processi metabolici, regola il consumo dell’acqua da parte della pianta sia attraverso un aumento della ritenzione idrica dei tessuti, che sulla regolazione della traspirazione. È un attivatore enzimatico, utile ai fini di un miglioramento della resistenza agli eccessi od abbassamenti di temperatura e alle malattie fungine.

Il calcio di per sé importante per la stabilità della struttura del terreno, è un elemento contenuto in forte quantità nelle ceneri dell’olivo, ed è implicato in funzioni fisiologiche importanti, quali ad esempio, quelle di ridurre gli effetti di tossicità legati ad eccesso di sodio e di magnesio nel terreno. Di solito il calcio è presente nel terreno in quantità soddisfacente; si può anche affermare che l’olivo predilige suoli calcarei. Solo quando l’alcalinità diventa eccessiva (pH oltre 8.5) si possono manifestare fenomeni di clorosi ferrica (ingiallimento delle foglie).

Il magnesio entra nella composizione della molecola della clorofilla e quindi risulta importante ai fini dell’attività fotosintetica. Carenze di magnesio sono piuttosto rare e si manifestano con clorosi delle foglie e accrescimento ridotto. La correzione viene fatta sia con somministrazione al terreno di solfato di magnesio, sia per via fogliare.

Fra i microelementi il boro ha funzioni simili a quelle del calcio nella stabilizzazione delle pareti e delle membrane cellulari. In condizioni di carenza si hanno foglie piccole con l’apice secco e frutti deformati. La carenza leggera di boro influisce sulla fertilità dei fiori poiché determina un aumento dell’aborto dell’ovario. Le carenze di boro sono tuttavia rimovibili con estrema rapidità per mezzo di trattamenti fogliari.

La concimazione di fondo serve come riserva nel terreno; in genere fosforo e potassio sono i due elementi fertilizzanti di cui tradizionalmente si raccomanda la distribuzione al momento dell’impianto dell’oliveto; va eseguita solo se si riscontrano carenze nel terreno indicate dalle analisi del suolo e le dosi dei concimi devono essere sempre basate sul risultato delle analisi.

Concimazione di allevamento. Si effettua successivamente al primo anno di impianto fino al sesto settimo quando la chioma raggiunge la massima espansione. Serve per fare superare rapidamente alla pianta il periodo giovanile

La concimazione di produzione è praticata quando le piante iniziano a fruttificare in modo significativo perciò si deve tener conto degli asporti.

Fattori che influenzano la crescita delle piante nei terreni acidi.

Lo sviluppo vegetativo, compreso quello radicale, è inibito in modo notevole nei terreni acidi perché nella soluzione circolante si liberano quantità elevate di ioni alluminio e manganese. L’alluminio è tossico in quanto: 1) impedisce all’apparato radicale l’assimilazione di P, Ca, Mg, K, Zn, Cu; 2) impedisce la normale divisione cellulare. Per quanto riguarda il punto 1 gli ioni alluminio si accumulano sulla superficie delle radici in particolare sulle pareti cellulari e impediscono la traslocazione dei nutrienti verso la parte aerea della pianta. Ad esempio sulle radici il fosforo precipita come fosfato di alluminio e non arriva nei tessuti e nelle foglie. Considerando il punto 2 gli ioni alluminio penetrano all’interno delle cellule delle radici e si accumulano nel nucleo fissandosi al DNA e precisamente sugli ioni fosfato dei suoi due filamenti creando legami talmente forti da impedirne il funzionamento. Di conseguenza è compromessa la divisione cellulare ed è ridotto lo sviluppo radicale.

Tutto questo avviene nei terreni con pH inferiore a 5. Sempre in questi terreni molto acidi microelementi come il Fe, Co, Cu, Zn sono presenti in forte concentrazione e molto disponibili per la pianta; assieme ad alcuni metalli di per sé dannosi (Ni, Cd, Hg, Pb) raggiungono livelli fitotossici.

L’aggiunta di calcare ai terreni acidi rende i composti di Al e Fe sempre meno attivi e gli anioni sempre più disponibili.

I benefici arrecati dalla calcitazione sono i seguenti: è eliminata la tossicità dell’alluminio e manganese; aumentano calcio e magnesio, essenziali per la nutrizione vegetale; diventa più disponibile il fosforo; aumenta il turnover della sostanza organica, lento a pH acido; aumenta la disponibilità di azoto per la maggiore decomposizione della sostanza organica. E’ anche maggiore l’attività dei batteri nitrificanti.

La quantità di calcare necessaria per innalzare il pH è maggiore nei terreni ricchi di argilla e di sostanza organica e minore in quelli sabbiosi.

Minore è la granulometria del correttivo calcareo aggiunto più veloce è la neutralizzazione e l’aumento del pH; di conseguenza gli ioni calcio sono disponibili facilmente alla pianta.

La correzione dei terreni acidi si deve compiere periodicamente perché non si possono rimuovere le cause che li rendono acidi.

Gestione del suolo.

Nel passato era pratica comune eseguire durante l’anno molte lavorazioni del terreno per eliminare le erbe infestanti, e contenere le perdite per evapotraspirazione essendo la maggior parte degli impianti situati in zone caratterizzate da estati lunghe, calde e siccitose. La prima lavorazione veniva eseguita all’inizio dell’autunno per eliminare la flora infestante, interrompere la continuità capillare e facilitare l’infiltrazione dell’acqua meteorica invernale; inoltre con le lavorazioni si interravano i concimi organo minerali.

In primavera - estate, invece si dovevano eseguire diverse lavorazioni superficiali per il contenimento delle erbe infestanti; il numero di queste lavorazioni dipendeva dal tipo di terreno, dalla fertilità, dalle piogge ecc…

A tutt’oggi rimane la tecnica più diffusa in Italia, però non è la più corretta; con le lavorazioni si aumenta di molto l’erosione superficiale. Soprattutto in impianti collinari si hanno perdite di terreno fertile quantificate fino a 85,4 t ha-1 all’anno (Raglione 1999). Per quanto riguarda l’infiltrazione dell’acqua, è vero che inizialmente è molto più veloce se il terreno è lavorato; ma dopo la prima pioggia si crea una crosta superficiale che impedisce l’infiltrazione dell’acqua. In questo caso per mantenere il livello di permeabilità accettabile bisognerebbe eseguire un’ulteriore lavorazione per di più un terreno è lavorato diventa impraticabile per le macchine operatrici subito dopo la pioggia; ciò limita la possibilità di interventi fitoiatrici e rende più difficile la raccolta meccanizzata. Infine la lavorazione a 10-20 cm danneggia parte delle radici superficiali e crea problemi nell’assorbimento dei nutrienti. Soluzione alternativa e sicuramente più efficace è l’inerbimento. Questa tecnica ha innumerevoli vantaggi soprattutto se gli oliveti sono situati in collina o zone di difficile lavorazione per cui l’erosione del suolo può essere molto forte. Vantaggi dell’inerbimento: si riduce l’erosione di 5-6 volte rispetto alla lavorazione; limita i danni dovuti a piogge battenti poiché impedisce il ruscellamento, previene la formazione della crosta superficiale; aumenta l’infiltrazione dell’acqua superficiale grazie ai canalicoli lasciati dalle radici morte; aumenta la fissazione di composti quali l’azoto che andrebbe lisciviato e che invece viene trattenuto dalla copertura erbacea e rilasciato al momento dello sfalcio. Svantaggi: competizione per l’acqua; possibili allelopatie (dovute alle emissioni da parte della copertura erbacea di particolari essudati radicali che impediscono lo sviluppo delle radici dell’olivo se non si scelgono bene le essenze da seminare). Aspetto molto importante è il costo di semina e la durata di vita nel terreno di queste piante in quanto possono prendere il sopravvento le specie spontanee.

Danno buoni risultati alcune leguminose (es Vicia ) che essendo autoriseminanti, garantiscono una buona copertura l’anno successivo, in più essendo “azotofissatori” apportano al terreno un buon quantitativo di azoto. Anche il Lolium multiflorum, o Medicago sativa o ancora il Trifolium si sono dimostrati validi. Secondo altri il sistema migliore è quello di favorire l’inerbimento spontaneo. Anche l’uso di azotofissatori come l’erba medica se da un lato apporta un buon quantitativo di azoto dall’altro crea competizione con gli olivi… quindi in definitiva bisogna semplicemente far crescere la nostra bella gramigna e sfalciarla 2-3 volte l’anno. Limitatamente ai primi anni dall’impianto è bene evitare lo sviluppo esagerato della gramigna in quanto inibisce l’accrescimento delle giovani radici; in tal caso si consiglia di sfalciare più volte l’anno o di usare disseccanti vicino alle piante.